Paolo Crepet

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Cuori violenti

Cuori violenti
Acquista il libro onlineFeltrinelli, 1995-1998

Viaggio nella criminalità giovanile.

Sono passati tre anni dalla pubblicazione della prima edizione di Cuori violenti: un tempo non inutile, avrei sperato. Speravo infatti che questo libro potesse contribuire a riaprire un dibattito scomodo: quello sulle responsabilità degli adulti nei confronti delle generazioni più giovani. Ma se tentassi di trarre qualche, pur sommaria, conclusione rimarrei totalmente deluso. In questi tre anni nel paese si sono palesate volontà di trasformazione: la sinistra per la prima volta ha assunto il comando del governo, l'economia ha finalmente iniziato a risanarsi, qualche riforma strutturale - pur con le inevitabili contraddizioni - sta prendendo corpo. Insomma, il periodo di crisi sembra, ancora una volta, scongiurato, l'Italia forse entrerà in Europa assieme ai paesi economicamente più forti, i nostri conti tornano al bello, siamo quasi tutti di nuovo più ricchi. Ma nonostante l'ottimismo sfoderato dai politici e dagli economisti, non si può non intuire una latente sensazione di fastidio, forse indotta da un'imbarazzante previsione: che la fine del secolo porterà qualche ulteriore privilegio a scapito di una più definitiva conquista di serenità. Anzi, sembra proprio che si paventi una strana contrapposizione: quella, già annunciata da Freud, secondo la quale l'uomo è portato a barattare la ricerca della sicurezza con quella della felicità.

Ecco dunque affiorare e diffondersi un senso di colpa collettivo: stiamo costruendo una società razionale, basata sulla difesa di privilegi materiali, sulla collezione di oggetti, e ciò impone di rimandare la necessità di curare e di rassicurare la nostra anima, i nostri affetti. Se per un adulto può essere concepibile passare il proprio tempo a discutere di Pil o di moneta unica, come fa tutto ciò ad affascinare un giovane? Una ricerca recentemente pubblicata in Francia dice che il danaro è al primo posto tra gli argomenti che i genitori affrontano con i loro figli, mentre i sentimenti occupano l'ultimo. E se un adulto parla solo di quattrini come fa a comunicare con un ragazzo? Ripenso a questi tre anni trascorsi e mi chiedo: cosa abbiamo fatto per loro? Nulla, e si vede. Nelle ultime pagine di questo libro ho denunciato che oltre cinquantamila minorenni ogni anno commettono crimini a volte orrendi:oggi quel numero è cresciuto di un terzo, è una cifra che rappresenta una sconfitta fragorosa, ma evidentemente non abbastanza sonora da inquietare l'anima dei politici, degli educatori, dei genitori. Di noi tutti, insomma. Qualche settimana fa sono tornato in alcuni dei luoghi dove avevo incontrato i personaggi del libro. Mentre guardavo le foto appese alle pareti della comunità mi chiedevo che fine avevano fatto. Guardavo Gennarino che sorride seduto sul muretto, Gennarino non c'è più, è stato ammazzato con un colpo alla testa; di Giovanni, il baby killer della camorra, si sono perse le tracce, brutto segno; Angelica invece è in prigione,ma tra poco uscirà per tornare a spacciare nei vicoli del centro storico. Tutto previsto e tutto prevedibile. Ma perché le vite di questi ragazzi devono essere già segnate, perché lo stato si arrende prima ancora di sperare, perché tutti noi, tranne quei pochi utopisti delle comunità, abbiamo stancamente alzato la bandiera bianca? Se perdiamo Gennarino, Giovanni e Angelica, perdiamo milioni di altri ragazzi, una generazione intera. Perché qui non si parla di criminalità giovanile, non ho scritto questo libro per parlare di quello specifico: le vite che ho descritto vogliono essere delle metafore, rappresentare cioè il dramma di un'età della vita che procede spogliata di senso e di emozione. E questo accade per tanti, per troppi ragazzi. Valenza Po è una città molto diversa dai quartieri napoletani dove è finitala vita di Gennarino e Giovanni. Lassù si gode una ricchezza impressionante: macchine strepitose, gioiellerie ovunque, anche al posto dei negozi di alimentari. Valenza Po è a pochi chilometri da Tortona, ricordate quel nome? Ho un appuntamento con gli studenti dell'Istituto d'arte. L'aula è affollata, i ragazzi stanno attenti, a volte intervengono parlando della loro vita, delle loro speranze, dei loro problemi. L'insegnante di Italiano ha dato da leggere uno straordinario racconto di Buzzanti, “Il colombre”: credo che l'abbia proposto per facilitare un ragionamento sull'identità. Chiedo loro: che cosa è cambiato a un anno da quei sassi maledetti, che cosa è cambiato della vostra vita? Risposta: niente, stessi quartieri deserti, stessi pub, stesse sale giochi anonime, stesse discoteche assordanti, stessa scuola dequalificata, stessa tremenda e disperata solitudine. Eppure quel dramma è stato commentato da pagine intere di giornali, da ore dibattiti televisivi durante i quali sciami di adulti dicevano la loro in tutti i modi possibili: c'era chi se la prendeva con la società senza valori, chi diceva che erano solo dei bastardi, chi anelava un ritorno alle famiglie di una volta, con poche regole tutte da rispettare a suon di botte. Che cosa abbiamo fatto noi adulti, oltre quella penosa messa in scena di un lutto collettivo, dopo quella parvenza di pentimento nel vedere una generazione alla deriva incapace di distinguere il buono dal cattivo, il giusto dallo sbagliato? Qual è stato il risultato di quel colossale psicodramma collettivo della società degli adulti? Nulla, il nulla più assoluto. Anzi no, per la verità una cosa concreta l'abbiamo fatta: abbiamo messo due cartelli sotto ogni ponte delle nostre autostrade. Questo abbiamo fatto. E cosa dovrebbe pensare un giovane nel vederci così cinici e ipocriti, così impotenti e superficiali? Ricordo un seminario organizzato dall'Assolombarda su giovani e lavoro: il presidente, rivolto ad un migliaio di ragazzi, ha detto “ricordatevi che nella vita ci vogliono denti aguzzi”. Ecco cosa sappiamo insegnare loro: che ci vuole cattiveria, durezza. Ma Gennarino non l'hanno certo salvato i suoi denti aguzzi, e quei canini non scongiureranno la morte di Giovanni. Se questa società riuscisse a invitare un poeta all'Assolombarda e ad ascoltare di più i suoi ragazzi invece di piantare cartelli sulle autostrade, allora potremmo avvicinarci alla fine del secolo con meno sensi di colpa e consegnare loro un progetto più responsabile e felice.
▾ Commenti (17)
Postato da Anna, 55 anni

E' un libro che tutti dovrebbero leggere-per sentire -vedere-credere sperare-per Iparare ad amare.

Postato da silvia ricciardi, 45 anni

caro paolo, giorni fa cercando un libro nella mia libreria ho visto "cuori violenti". Tante cose sono cambiate da allora, altre sono rimaste immutate, noi siamo sempre gli stessi. ciao da silvia e non lidia (come invece mi hai chiamata nel libro).

Postato da anonima, 44 anni

sicuramente interessante ma credo sarebbe giusto comprendere anche il dramma che si porta dentro chi ha subito.grazie

Postato da simone, 20 anni

Il libro non l'ho letto,quindi non posso dare un giudizio...però ho letto il riassunto. Quello che lei dice,secondo me,in gran parte è vero,però quando ha fatto riferimento a quella conferenza in lombardia mi è sembrato che si rifacesse ad un certo buonismo peloso,un po' antipatico e un po' retorico(tipo le madonnine come Saviano,Veltroni,Bondi):è vero che la società incita troppo alla violenza ma nella vita ci vogliono "anche" denti aguzzi.Se si vuole realmente cambiare la società,fare la rivoluzione dobbiamo toglierci l'aureola;sono più efficaci,secondo me,gente che si presenta bastarda come Beppe Grillo .

Postato da Orietta, 38 anni

Uno straordinario cammino attraverso una sensibile intervista arricchita dalle voci e dai cuori di chi spesso è dimenticato e resta in balia del proprio incolmabile vuoto. Una possibilità di analisi individuale e sociale. Grazie

Postato da emanuela, 21 anni

ho appena finito d leggere il libro,semplicemente fantastico nella sua dura relatà.riesce a far aprire gli occhi su un mondo ke volutamente si ignora e s crede distante anni luce da noi. Da futura psicologa spero di poter far qualcosa di concreto e utile per quei ragazzi che "un cuore ce l hanno ,è quello violento dei loro padri,dei loro cattivi maestri",come fanno lidia e vincenzo,fra luca,don gino e tanti atri...

Postato da sere, 21 anni

nella speranza che non siano sonllo gli aspiranti psicologi a leggerlo ma anche i genitori,gli educatori,ho scoperto questo libro sicuramente dopo un pò di anni dalla pubblicazione e posso affermare che è vero:adesso la società è cambiata non lo vedi solo nelle notizie al tg ma anche nel modo di porsi di quasi tutti gli adolescenti noto che cercano di sembrare più grandi non c'è nessuno che li guida per fargli vivere la loro età...mi aspettavo che ci fossero molti ragazzi che vivevano a contatto con la criminalità ma non pensavo fosse così radicata e che fosse un'alternativa così drastica alle responsabilità sociali...

Postato da GABRIELE SAN PAOLO, 58 anni

caro professore. non è cambiato niente, anzi e cambiato tutto è in peggio ti abbraccio con affetto GABRIELE

Postato da Angela, 16 anni

sono una lettrice della rivista DIPIU TV,e molto appassionata leggo sempre le storie dei ragazzi che scrivono al dottor Crepet. in alcune storie mi rispecchio, in altre no; ma le risposte che cede a questi ragazzi sono ricche di voglia di farcela in qualsiasi occasione e non far cadere nessuno giu di morale.. lo stimo molto per la voglia che ha di aiutatre il prossimo. mi sono trovata in questo sito per una mia profonda curiosità, non ho ancora avuto la possibilità di leggere questo libro,ma dando un occhiata a tutti i commenti lasciati credo che ne valga propri la pena leggerlo. spero che un giorno mi ritrovo in questo sito, magari per confrontarmi un po con i lettori e magari poterlo commentatre.

Postato da lety, 23 anni

straordinario

Postato da Giulia, 39 anni

Il libro è bellissimo

Postato da claudia, 25 anni

bellissimo, straordinario.per me è stato come scoprire un nuovo mondo:quello della criminalità giovanile.prima di leggere questo libro questo mondo lo vedevo con troppa superficialità e "snobbismo".consiglio a tutti di leggerlo!!!

Postato da sabry, 25 anni

molto intenso e soprattutto vero

Postato da Serena, 15 anni

Il libro di Crepet è davvero molto bello!!!grazie a lui ho capito l'importanza della vita... che troppo spesso viene violata!!!Ma soprattutto mi sono resa conto della fortuna che ho nell'avere una guida che mi mostri questo mondo cosi ancora troppo grande per me!!!!!!!!!!

Postato da angela, 22 anni

libro pieno di momenti davvero unici...un viaggio senza uguali che mi ha accompagnato nel mio percorso..grazie di cuore a questo scrittore.."adesso che il viaggio è finito ,ripenso a quegli uomini e a quelle donne straordinari che vivono con quei ragazzi un 'utopia di entusiasmo: uomini e donne innamorati di quei piccoli delinquentiche vorrebbero strappare al loro destino"...

Postato da alice blandini, 21 anni

L'ho appena finito di leggere e devo dire che mi è proprio piaciuto e poi sono d'accordo su cio' che ha scritto,in particolare sulla seguente frase:"I bambini cattivi un cuore ce l'hanno:é quello violento dei loro padri,dei loro cattivi maestri." Io comunque perfortuna ho cercato di essere diversa da mia madre ed anche se penso di essere cresciuta molto nel silenzio,nell'assenza di un'autorità sono stata brava a uscire presto dal mondo delle droghe come la cocaina,le pasticche nonostante mia madre sapesse di tutto cio' e non batteva quasi ciglio ed io avrei potuto continuare.Continui a scrivere e nel suo splendido lavoro.

Postato da annamaria, 45 anni

Ho letto questo libro trattenendo il respiro, sono tornata alla mia infanzia, ho rivissuto emozioni e dolori che pensavo ormai sepolti. Invece le parole mi sono montate dentro come una marea, ho smesso quando ho finito e una stanchezza enorme mi ha assalito. Ringrazio il Prof. Crepet che mi ha salvato dal dolore, mi ha fatto capire che andavo nella giusta direzione, che amare e importante, dire ti voglio bene fa bene al cuore, donare anche solo un sorriso a volte vuol dire veramente molto......

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